Economia famigliare

Incontriamo un’economia in cui ciascuno, all’interno della famiglia, contribuiva collaborando a lavori diversi, domestici e non. L’agricoltura e l’allevamento servivano in parte al consumo diretto e in parte, al netto di quanto dovuto per l’affitto, contribuivano al sostentamento famigliare attraverso la vendita dei prodotti. Lavori artigianali, piccole riparazioni, scambi e, quando c’era, qualche stipendio, completavano un quadro economico famigliare sostenibile.

Video

  • Roberto MIlani. L'essiccatoio della comunità

    Gli essiccatoi - secau, venivano detti - sono del tutto scomparsi sul Monte di Brianza già nella prima metà del Novecento. Uno di questi si trovava a Consonno, ed era gestito in comune dai suoi abitanti.

  • San Michele. Far fieno col nonno

    Egidio Riva racconta una sua giornata di bambino, dal mattino con il latte caldo portato al papà e al nonno, fino al pomeriggio, con il fieno portato a spalla, insieme al nonno, da San Michele alle Torrette di Pescate

  • Camporeso. In campagna e in fabbrica

    La vita contadina a Camporeso, fino agli anni '50 del '900, si divideva fra il lavoro nei campi e la cura di qualche animale: grazie ai terrazzamenti i contadini potevano coltivare frumento, granoturco, patate, fieno e verdura e godere dei frutti dei lunghi filari di viti, di alberi da frutta o di murón, (gelsi). L'altra fonte di sostentamento per le famiglie contadine era inoltre il bosco, da cui ricavare castagne e legna, da donare al padrone e da vendere. Si vendevano, inoltre, altre produzioni, come uova e latte.

  • Val di Sciatt. La società delle vacche

    Le 1000 mucche di Galbiate si radunavano in due società, la grande e la piccola. Mario Roncaletti ricorda come la perdita di un animale fosse compensata al contadino dalla comunità e Luigi Bonacina ripensa a suo papà, presidente volontario della società grande.

  • Aizurro. Cosa si portava al mercato?

    Ricordando quello che le famiglie riuscivano a vendere al mercato, Tina Colombo ci racconta cosa si coltivava, quali prodotti erano destinati al consumo e quali alla vendita, ricostruendo il quadro di un'economia familiare che si avvaleva del contributo di tutti.

  • Mondonico. Le nostre castagne... e quelle rubate

    I boschi di Mondonico erano ricchi di castagne, che venivano raccolte ancora acerbe e conservate, come spiega Giuseppe Milani, nei ricci per evitare che marcissero. Eppure, soprattutto tra i ragazzi, era sempre forte la tentazione di andare a rubarne ai "muntagnat" di Campsirago e Campiano.

  • Mondonico. Il grande feudo di Mondonico

    Fino alla metà del Novecento, i campi, i boschi e le case di Mondonico sono appartenute al Magistretti di VIlla Maria. In qualche modo, questa proprietà unica, ha contribuito a ritardare la disgregazione delle grandi famiglie contadine, facendo del borgo, che contava circa 1000 abitanti, uno dei luoghi più popolosi della Brianza.

  • Mondonico. A piedi nudi nel bosco

    Legna, funghi, castagne e foglie: il bosco era una miniera di ricchezze per gli abitanti di Mondonico. E per i bambini era uno spasso aiutare i grandi nei lavori, girare per i boschi a piedi nudi, arrampicarsi sugli alberi e saltare sui sassi per guadare i fiumi.

  • Olgiate Vecchia. La spartizione della legna

    Il racconto della curiosa pratica attraverso la quale veniva suddivisa tra gli abitanti della corte di Olgiate Vecchia la legna dei boschi comuni, fa riflettere sulla reciproca fiducia sulla quale si reggeva la convivenza nelle famiglie contadine.

  • Olgiate Vecchia. Le verdure vendute al "vedarem"

    L'economia delle famiglie contadine poteva contare, in parte, sui proventi della vendita di alcuni prodotti dell'orto. Non sempre però si poteva fare affidamento sugli acquirenti, come ricorda Luigi Redaelli parlando della figura del "vedarem", intermediario abilissimo nel ritardare il momento del pagamento.

  • Giovenzana. C'erano pecore a Giovenzana?

    Gli animali, oggi più rari, erano una presenza famigliare a Giovenzana, ad integrare l'economia familiare con la vendita della carne e l'utilizzo della lana.

  • Giovenzana. In villeggiatura a Giovenzana?

    A Giovenzana si andava a prendere l'aria buona: un turismo estivo, familiare, proveniente dalla Brianza a dal milanese, sceglieva Giovenzana come meta fino a pochi decenni fa, trasformando gli abitanti in affittacamere e vivacizzando la vita estiva del borgo.

  • Mario Galbusera. Le varietà del Campanone

    Nelle selve intorno al Campanone della Brianza, la famiglia Galbusera coltivava quattro varietà locali ormai quasi scomparse

  • Mario e Giovanni Galbusera. Le stagioni nella selva

    I fratelli Galbusera raccontano l'avvicendarsi dei lavori di mantenimento e di pulizia della selva durante il volgere delle stagioni: un'attenzione continua per mantenere produttivi i castagni da frutto, risorsa non secondaria nell'economia famigliare

  • Enrico Panzeri. Pali per i vini piemontesi

    Il legname del bosco ceduo di castagne veniva destinato a diversi usi: Enrico Panzeri ricorda in particolare i grandi quantitativi che venivano ritirati a Figina per essere portati in Piemonte, a servire i rinomati vitigni,

  • Luigi rocca. La balutera

    Luigi Rocca racconta del popolare gioco che i firunatt proponevano nei giorni delle fiere, girando nelle osterie di paese e invogliando le persone a tentare di vincere il firòn, invece che comprarlo. Suo padre amava ripetergli che con la balutera, aveva cresciuto tre figli...

  • Angelo Cazzaniga. La raccolta delle castagne

    I periodi della raccolta delle castagne coinvolgevano tutta la famiglie, ognuno con il suo ruolo. A Biglio, l'ultima domenica della raccolta si festeggiava tutti insieme con una burollata fatta nel bosco.

  • Angelo Cazzaniga. Il gioco della contrattazione

    Mercanti e contadini si incontravano nei mercati di Valgreghentino e di Santa Maria Hoé, oppure direttamente nei borghi e ogni volta si giocava una partita nuova, tra astuzie e malizie. Piccoli trucchi per spuntare un prezzo più basso, o per guadagnare qualcosa sul peso e la qualità dei prodotti.

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